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  • Liberal Party 0:03 il 17 April 2016 Permalink | Rispondi
    Etichette: Liberalismo,   

    La condanna di Ulbricht (fondatore di Silk Road) tradisce la fine del liberalismo. 

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    Condannato all’ergastolo. È questa la pena che è stata inflitta a Ross Ulbricht, il fondatore di Silk Road, una piattaforma libera usata essenzialmente per sviluppare tutta una serie di commerci “illegali”. Ma qui è il problema. Per quale motivo, infatti, un commercio dovrebbe essere proibito? Il commercio si basa su una serie di fondamenti giuridici ed economici. In primo luogo, ogni scambio implica il diritto di proprietà e la libertà di iniziativa. Se posseggo legittimamente un bene, ho il diritto di venderlo ad altri. Impedire questo o quel commercio significa aggredire, allora, le basi di una società libera.

    Dal punto di vista meramente economico, per giunta, è chiaro che ogni interazione volontaria ha luogo perché entrambi gli attori (nella loro soggettività) ritengono di trarre beneficio da quel contratto. È una sorta di “miracolo” che si compie dinanzi a noi innumerevoli volte, dato che anche se non sembra produttivo (non costruisce nulla che prima non vi fosse) ogni compravendita implica un accrescimento del benessere di tutti gli attori coinvolti.

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  • Liberal Party 11:40 il 16 April 2016 Permalink | Rispondi
    Etichette: Enzo Palumbo, Referendum   

    Enzo Palumbo spiega la sua scelta di votare SI domenica 17 aprile. 

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    In linea di principio sento l’esercizio del voto, in tutte le circostanze, come dovere civico, oltretutto costituzionalmente sancito (art. 48.2 Cost.). Ovviamente, l’astensione è lecita (che è cosa diversa da “legittima”), non essendoci norme penali che la sanzionino.
    Cosa diversa, e ben grave, è invece quella dei titolari di pubblici uffici, che, nell’esercizio delle loro funzioni, invitano ad astenersi, comportamento questo che certamente non è “costituzionalmente orientato”, e che addirittura, nel concorso di altre circostanze, può addirittura configurare un reato punibile con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 310,00 a 2.066, e ciò ai sensi del combinato disposto degli art. li 51 L. 352-1970 e 98 DPR 361-1957.
    Ovviamente, questa previsione non riguarda i parlamentari, i quali, nell’esercizio del loro mandato, sono esenti da responsabilità, essendo tutelati dall’art. 68.1 Cost., e in tale categoria, chiaramente, non rientra l’attuale presidente del Consiglio, che parlamentare non è.
    Quanto al referendum del 17 aprile non ho assunto alcun atteggiamento pregiudiziale, come invece credo che abbiano fatto molti di coloro che si adeguano acriticamente agli inviti di Renzi, volendone difendere il suo esperimento politico “a prescindere”.

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  • Liberal Party 0:46 il 16 April 2016 Permalink | Rispondi
    Etichette: , Politica   

    Rientrare in Politica, l’unica condizione. 

    Devo fare un’introduzione: per prima cosa ritengo che non si debba ingannare la gente. Bisogna far capire che, se vogliamo pensare con la propria testa, probabilmente pagheremo un prezzo. Si deve iniziare dal presupposto che il mondo non premia l’onestà e l’indipendenza ma l’obbedienza e il servilismo. Viviamo in un mondo in cui domina la concentrazione dei poteri, e chi detiene il potere non dà premi a chi lo mette in discussione. Quindi ritengo che nessuno debba essere ingannato a questo proposito. Se si ha ben chiara questa prospettiva si possono fare le proprie scelte.

    E se la scelta è comunque quella dell’indipendenza nonostante ciò che comporta, allora si può andare avanti con la battaglia per la legalizzazione delle droghe leggere e per il riconoscimento dei propri diritti civili. Innanzitutto credo che si debba aiutare la gente a capire quali siano le realtà obiettive. Comprendere questo concetto non credo che sia un’impresa tanto difficile. Gli intellettuali costruiscono le loro carriere cercando di far diventare complicate le cose semplici, sono pagati per questo. Ma il nocciolo della questione è che la realtà sociale è più o meno sotto lo sguardo di tutti coloro che si tolgono il paraocchi. Certo è abbastanza difficile farlo da soli, ma attraverso le interazioni -come ad esempio quelle sociali di Facebook o Twitter- lo si può fare molto più facilmente.

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  • Liberal Party 0:42 il 16 April 2016 Permalink | Rispondi
    Etichette:   

    Una rivoluzione democratica 

    È vero che ben di rado in Italia appare qualcosa di nuovo sotto il sole, eppure accade a volte di imbattersi in situazioni in cui le idee tradizionali vengono rimodellate e una consapevolezza nuova prende forma, mentre le opportunità che le vengono offerte appaiono in una luce diversa. La costruzione delle illusioni necessarie alla gestione della società e vecchia quanto il mondo, eppure questi mesi possono essere considerati una sorta di transizione ad un’epoca innovativa e modernista. È ora di essere più rivoluzionari che moderati è chiaro che l’intellighenzia liberale è l’avanguardia del progresso sociale e deve unirsi alle lotte popolari per impossessarsi di quel potere statale che da decenni è in mano a burocrati criminogeni.

    Tuttavia assistiamo alla reazione dei sistemi di potere che ricorrono anche a mezzi rudimentali per difendere la loro sopravvivenza. Uno dei più utilizzati e l’interpretazione delle frasi: così l’aggressione è il ricatto dello Stato diventano “difesa della democrazia e dei diritti civili” e la “democrazia” è considerata efficacemente operante quando il governo è saldamente nelle mani “dei ricchi e dei potenti che abitano in pace nelle loro abitazioni come isole in un mare di miseria”. Sostengono che in Italia deve essere garantito il dominio dei ceti privilegiati e la popolazione deve essere ridotta allo stato di osservatore passivo.

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  • Liberal Party 0:37 il 16 April 2016 Permalink | Rispondi
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    Una battaglia indispensabile. 

    Quando parliamo della droga dovremmo sempre ricordarci che ne facciamo uso tutti. Circa un quarto della popolazione italiana è composta da fumatori e gli astemi sono una minoranza molto esigua. Il fatto è che alla maggioranza di noi piace fare uso di sostanze psicoattive e in questo non c’è niente di strano, perché il genere umano l’ha sempre pensata così. Pensiamo ai babilonesi e agli egiziani che avevano imparato a fare la birra secoli prima dell’impero romano. Omero ci racconta dei mangiatori di loto, Esiodo nei suoi scritti parla esplicitamente dell’utilizzo della canapa. Gli indiani d’America fumano il calumet e gli sciamani di tutto il mondo consumano e distribuiscono decine di tipi di stupefacente. Quando infine parliamo di droga, dovremmo poi ricordare che “la droga” non esiste. Esistono invece singole sostanze che hanno effetti psicoattivi, ciascuna dotata di caratteristiche diverse dalle altre. Gli oppiacei e gli alcolici hanno un effetto narcotico, mentre la cocaina e la caffeina hanno un effetto eccitante. Alcuni funghi sono allucinogeni. Ogni “droga”, quindi, è diversa dalle altre sotto il profilo della composizione chimica e sotto quello degli effetti prodotti. Non volendomi di certo nascondere dietro un dito vi dico in tutta franchezza che la mia convinzione è che non esista nessuna ragione solida a sostegno della proibizione della canapa e dei suoi derivati. Da un punto di vista formale ogni norma che sia stata promulgata rispettando le regole esistenti è valida. Quindi non è in discussione la legittimità formale delle leggi sulla canapa e i suoi derivati quello che è invece molto discutibile è che la legislazione sulle droghe leggere sia legittima sotto il profilo morale.

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  • Liberal Party 0:19 il 16 April 2016 Permalink | Rispondi
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    Perché è necessaria una Rivoluzione. 

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    Premessa: in tempi difficili, sperare non è stupidamente romantico, ma si fonda sul fatto che la storia umana è una storia non di sola crudeltà ma anche di compassione, sacrificio, coraggio e solidarietà. Ciò che scegliamo di mettere in risalto di questa complessa storia determinerà le nostre vite. Vedere solo il peggio distrugge la nostra capacità di azione. Ricordare quei momenti e luoghi, e ce ne sono tanti, in cui le persone si sono comportate in modo magnifico, ci dà l’energia per agire, o quanto meno la possibilità di far cambiare direzione a questo mondo. Se noi agiamo, per quanto nel nostro piccolo, non dovremmo restare ad aspettare un meraviglioso futuro utopico. Il futuro è un’infinita successione di presenti, e vivere ora come pensiamo che gli esseri umani dovrebbero vivere, sfidando tutto ciò che c’è di male intorno a noi, è già in sé una meravigliosa vittoria.

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  • Liberal Party 0:04 il 16 April 2016 Permalink | Rispondi
    Etichette: Antiproibizionismo, Liberal   

    Liberal e antiproibizionismo, un binomio ineluttabile. 

    Essendo liberali, l’essere contro il proibizionismo è naturale. Perché i liberali fondano la convivenza tra cittadini diversi sulla libertà di ciascuno nell’ambito delle regole da loro stessi scelte. Secondo i liberali queste regole devono essere coerenti con il principio di libertà e adeguate di continuo, per rendere possibile ad ognuno di esprimersi al meglio. Non sono invece coerenti le regole che stabiliscono i (supposti) comportamenti giusti da tenere. La logica proibizionista presume appunto di sapere quale sia il modo giusto di comportarsi in società e vuole imporlo. E’ una logica opposta a quella dei liberali.

    Il proibizionista è il tipico conservatore (di destra o di sinistra fa lo stesso) che vuole il mondo sia come lo intende lui. I liberali stanno ai fatti del mondo e pensano che la convivenza debba fare i conti con quei fatti. Per questo vogliono la libertà. Perché ciascuno cerchi sempre il modo di affrontare i fatti al meglio. Tra i più ancestrali modi di rapportarsi al mondo esterno, vi sono quelli del mangiare e del bere cibi e bevande capaci di rinvigorire e di soddisfare. In quest’ambito, e ancor più in quello dei prodotti medicinali, vi sono sempre state sostanze più o meno commestibili ed assumibili secondo i gusti e le necessità, che tendono a regolare la disponibilità di energia e ad influire sulle condizioni organiche di chi le assume con effetti più o meno profondi e duraturi. In proposito, per la civiltà liberale quello che davvero importa è che ognuno sia il più possibile informato circa i reali effetti di ciascuna di quelle sostanze sull’organismo di chi le usa. Poi spetta al singolo decidere come comportarsi.

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  • Liberal Party 23:51 il 15 April 2016 Permalink | Rispondi
    Etichette: , Tecnologia   

    Rivoluzione sociale o declino permanente. 

    background

    Quando ero ragazzo i miei professori non si stancavano di ripetermi quanto fossimo fortunati noi adolescenti perché avremmo potuto assistere alla vera rivoluzione tecnologica che avrebbe consentito a tutti quanti di lavorare meno e di percepire profitti più alti. Sono passati 25 anni e, in effetti, la rivoluzione tecnologica c’è stata.

    Storicamente si possono contare almeno un paio di rivoluzioni, da parte del popolo, in ogni secolo. L’ultima grande rivoluzione a cui abbiamo assistito è quella che si concretizzò in Russia, con la rivoluzione di febbraio, dove determinanti furono i LIBERALI che, per alcuni mesi, governarono con i socialisti prima dell’avvento del bolscevismo nei mesi successivi all’ottobre 1917.
    Si deve tenere in considerazione che nella Russia zarista del 1917 non esisteva alcuna delle condizioni storiche per una rivoluzione socialista, ma esistevano invece le condizioni storiche per una rivoluzione civile ed anticoloniale e le condizioni sociali per un’insurrezione operaia e contadina. Ed è quello che inizialmente accadde.

    La prossima RIVOLUZIONE si avrà quando i cittadini si renderanno conto che la rivoluzione tecnologica degli ultimi anni non ha portato, e non porterà, i benefici attesi. Dobbiamo chiederci, in primis, quali condizioni ha creato l’odierna accelerazione tecnologica per comprendere se le aspettative sono andate deluse: l’avvento delle nuove tecnologie ha letteralmente cambiato le metodologie del lavoro; la robotizzazione delle fabbriche, l’utilizzo delle email, la possibilità di connettività da parte di smartphone e tablet hanno reso quasi obsoleto il lavoro come lo intendevamo fino all’inizio del nuovo millennio. E sempre di più le professioni che siamo abituati a vedere come sicure in questi anni saranno rimodellate in un futuro prossimo.

    Tutto questo porterà ad avere una quantità di disoccupati che non saremo in grado di riassegnare. Poiché un Paese non può sopravvivere se i suoi cittadini non hanno la possibilità di lavorare e abbastanza chiaro che si devono trovare delle nuove soluzioni. E si dovrà forzatamente proporre un modello sociale che tenga in considerazione, tra le altre proposte, il superamento del brevetto tecnologico. La tecnologia infatti è un frutto dell’ingegno umano e, come l’aria o l’acqua, non dovrebbe essere brevettabile ma a disposizione di chi la vuole utilizzare liberamente.
    A mio avviso la prossima vera rivoluzione si concentrerà sulla tecnologia e sulle libertà che questa può apportare a milioni di persone se utilizzata con un concetto completamente diverso da quello attuale. La “vera rivoluzione tecnologica” e quello che essa apporterà non è ancora iniziata.

     
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